Istruzione scolastica

Sto leggendo un libro e vi riporto un estratto:

“Scuola e Istruzione domiciliare a confronto”

Nelle scuole pubbliche vostro figlio impara:

1) a stare seduto: per una crescita corporea sana un bambino ha bisogno di molta attività fisica.

2) a ripetere a pappagallo quello su cui precedentemnte un funzionario pubblico ha blaterato, essenziale è invece che un bimbo impari a pensare, agire, vivere e lavorare autonomamente.

3) a essere parte di una massa istituzionalizzata, è questo che volete per vs. figlio?

4) a considerare gli altri scolari come concorrenti; è questo un giusto modo per rapportarsi agli altri?

Con l’istruzione domiciliare vostro figlio, al contrario, ha l’opportunità di:

1) sostegno e guida individuali che sono resi possibili solo da un’adeguata attenzione agli interessi, ai punti deboli e ai punti forti di ogni singolo bambino.

2) di imparare da adulti e bambini giocando e di sviluppare comportamenti sociali come cooperazione, aiuto reciproco, imparare gli uni dagli altri, sostenersi a vicenda, motivarsi e ispirarsi reciprocamente.

3) di sentirsi un individuo rispettato e stimato all’interno di una comunità umana cresciuta in modo naturale.

Queste non sono utopie, noi crediamo che sia normale la vita che facciamo, ma non lo è. Chiusi per ore e ore in luoghi carichi di stress e nevrosi senza la minima attenziona per la ns. umanità, ma solo all’efficienza produttiva. La scuola insegna ad accettare tutto ciò e a non ribellarsi….

Per mio figlio cercherò di meglio, ma l’importante è comprendere. avete visto cosa sta succedendo alla scuola italiana?

buona vita a tutti e che il sole illumini la ns. coscienza.

TORNANDO A SCRIVERE

Buongiorno,

manco da tanto perchè fare la mamma a tempo pieno e cercare anche di riprendere ad avere una professione è davvero complicato. Derek ora ha 39 mesi e continua a crescere sereno e fiducioso.

Abbiamo fatto un tentativo di frequentazione di scuola materna ma è durato davvero poco, Derek era annoiato e, a volte, tornava a casa con delle paure mai manifestate prima come per esempio essere sgridato per essersi bagnato il grembiulino con la pipì…beh certo non difficile per un bambino di appena 3 anni che non arriva al gabinetto!

Ma perchè tutti pensano che un bambino di 3 anni sia grande? il principio di autonomia inizia solo a 5 anni, sembra che alcune maestre non abbiano nemmeno studiato pedagogia…

In sintesi, lavorando da casa, ho preferito interrompere un’esperienza che non era positiva per nessuno, ma quello che vorrei sentire è l’esperienza di altre mamme, capire quali sono i problemi, se ci sono, che incontrate nel rapporto con la scuola anche per i più grandi.

Parlando con le amiche e le conoscenti vengono sempre fuori racconti poco rassicuranti e sarebbe bello magari creare un’associazione per portare avanti un discorso un pò serio e strutturato per fare cambiare le cose, raccontatemi le vs. esperienze 🙂

CRESCENDO MIO FIGLIO

Mio figlio ha 20 mesi, io mi prendo cura di lui dal primo giorno, con totale dedizione.

Si sono anche fortunata perchè, pur non essendo ricca, posso, facendo comunque grandi sacrifici, non lavorare sino al compimento del suo terzo anno di vita. Prima di avere un figlio ero una sostenitrice teorica, solo teorica, del non nido per tutta una serie di motivi e ragioni letti nella letteratura in materia.

La teoria, tuttavia, molto spesso differisce dalla pratica, ma in questo caso specifico l’avalla totalmente e le da anima, l’anima femminile, l’anima della maternità.

Ogni giorno, vedo crescere il mio bambino, e contemporaneamente vedo quanto sia piccolo, quanto cerca la mamma, la mamma come base sicura alla quale fare ritorno dopo esplorazioni sempre più lunghe, ma graduali, lente.

Tutti i bambini normali si “attaccano” entro i primi 8 mesi di vita, per portare a compimento tale processo entro il loro secondo anno.

Precisiamo che ogni bambino ha uno sviluppo individuale che può differenziarlo da ogni altro ma tendenzialmente le tappe dello sviluppo psico motorio sono le seguenti: (mi limito ad indicare quello relazionale)

da 3 a 6 mesi

ricambia il sorriso dell’adulto( sorriso sociale)

aumenta la propria capacità espressiva sia con le espressioni facciali che con il corpo

da 6 a 12 mesi

si diverte a giocare con mamma, papà, caregiver, si interessa alle immagini nello specchio, risponde alle espressioni che indicano emozioni e spesso appare allegro.

dai 12 ai 24 mesi

si  mostra timido e preoccupato con chi non conosce, piange quando i genitori si allontanano, si diverte a imitare le persone quando gioca, mostra preferenze verso giochi o persone, verifica le reazioni dei genitori ai suoi comportamenti,

dai 24 ai  36 mesi

imita il comportamento degli altri soprattutto degli adulti, è più consapevole della propria individualità, è più eccitato dalla compagnia di altri bambini, dimostra una maggiore indipendenza, comincia a mostrare un comportamento insolente, presenta ansia da separazione al calare della sera.

dai 36 mesi ai 48 mesi

a partire dai tre anni si separa facilmente dai genitori, riesce a fare giochi con il cambio di turno, mostra di affezionarsi ai suoi compagni di gioco, comprende il concetto di mio suo, esprime affetto apertamento e anche una grande varietà di emozioni, imita glia dulti e i compagni di gioco

dai 48 mesi ai 60

si interessa a nuove esperienze, fa attività in cooperazione con altri bambini, gioca a mamma e a papà, si concepisce come persona completa fatta di corpo, mente e sentimenti, ha una sempre maggiore inventiva nei giochi di immaginazione, sa negoziare soluzioni nei conflitti, a volte non sa distinguere la realtà dalla fantasia.

Si intuisce facilmente dalla lettura di questa sintesi che un bambino non è pronto prima dei 36 mesi alla vera “socializzazione”.

“È artificioso pensare che il bambino abbia bisogno di socializzare, perché di fatto lui già socializza fin dalla nascita, e lo fa nel modo e nei tempi che gli sono più consoni.

La crescita del bambino si accompagna ad una sempre maggiore socializzazione che è mediata dall’adulto di riferimento. Un bambino per i primi anni di vita non ha necessità di confrontarsi con i pari (bimbi della stessa età) ma ha bisogno di figure di riferimento stabili che durino nel tempo.

Con ciò non stiamo negando l’utilità della scelta dell’asilo nido ove necessario. Vogliamo semplicemente ricordare che del nido il bambino ha più bisogno dell’educatrice (che sia punto di riferimento costante e valido) che non dei bambini che condividono lo spazio con lui. Infatti, fino a tre anni i bambini raramente giocano insieme, spesso giocano vicini, si contendono i giochi ma non percepiscono il gioco come modo di condividere tempo e spazi con altri piccoli della loro età.

La socializzazione con i pari non deve quindi diventare il metro con il quale scegliere chi accudirà il bambino nei primi anni della sua vita. Il timore che i bambini crescano isolati o asociali se passano la maggior parte delle loro giornate con i genitori, la tata o i nonni, è infondato. Nel primo periodo della loro vita i bambini costruiranno con le figure di riferimento le relazioni privilegiate che saranno la base sicura su cui fondare tutte le relazioni e le esperienze successive.” “http://www.mammarsupio.com/?p=2319”

Mi dispiace che viviamo in un paese dove il lavoro più importante in assoluto, il nostro di madri, viene snobbato e denigrato sino al punto di non permettere, come avviene nel civile nord europa, di stare a casa tutelate per crescere i nostri figli fino al terzo anno di vita, ma vi prego rendiamoci conto della verità, il nido è il male minore, ma non è il meglio per i  nostri bambini.

“Se il fatto che i bambini piccoli non siano mai completamente o troppo a lungo separati dai loro genitori fosse diventato parte della tradizione, allo stesso modo in cui il sonno regolare e la spremuta d’arancia sono diventate consuetudini nell’allevamento dei piccoli, credo che molti casi di sviluppo nevrotico del carattere sarebbero stati evitati.” (John Bowlby)

IL CONTATTO MADRE FIGLIO E IL CONCETTO DI SALUTE

Intervistatore: Quando il contatto c’è, la madre sa quello che vuole il bambino. Ma dobbiamo allontanarci dall’idea che tutto sia perfetto, e cioè che la madre debba avere sempre un contatto continuo e che il bambino debba essere sempre sano e felice. La cosa importante non è che il bambino si senta a disagio o meno, ma che la mamma sappia più o meno perchè soffre, e che riesca a non fare soffire entrambi. La salute, in senso più lato, non consiste nel non essere mai infelice o nell’essere sempre in buona salute, ma fondamentalmente sta nell’essere in grado di allontanare dall’organismo l’infelicità o la malattia. Gli ideali di “una felicità assoluta” e di “salute” dovrebbero essere totalmente aboliti. Sono ideali mistici, falsi e causano molto dolore. Come madre sana deve essere consapevole delle sue depressioni occasionali.Lo sa perchè è depressa?

Mamma: A volte mi sento quasi schiava e mi sento sopraffatta da tutti i doveri verso il bambino. Quando lo aspettavo non sapevo che avrebbe comportato tanto lavoro.

Intervistatore: E’ abbastanza naturale che una madre giovane e attiva avverta questo peso e ne risenta. Non si può andare a ballare ogni volta che se ne ha voglia , e il tempo non appartiene esclusivamente a lei. E’ anche naturale che durante la gravidanza lei abbia sopravvalutato la gioia di avere il bambino sottovalutandone il peso. Sarebbe molto strano se lei non avesse qualche volta del risentimento verso il bambino. Tuttavia soffocare questi sentimenti e ignorare questi atteggiamenti umani sarebbe, sia per lei sia per il bambino, pericoloso sul piano psichico. Quindi non si preoccupi quando a volte perde il contatto con il bambino o quando le dà fastidio. Comunque penso che ci sia dell’altro. Non ha forse la sensazione di non corrispondere perfettamente al modello di quella che si ritiene una madre sana? Non pensa forse che una madre “sana” dovrebbe avere un bambino “perfetto” e che non dovrebbe mai essere depressa o stressata?

Madre: O certo mi sento schiacciata dall’obbligo di essere sempre sana e perfetta. Penso di non corrispondere alle aspettative della gente in questo senso.

Intervistatore: questo è un aspetto critico. Oltre alla reazione naturale di sentirsi stanca a causa del bambino, lei si sente obbligata a non deludere le aspettative di salute e comportamento perfetto. E’ una depressione inutiel. Nuoce a lei  e al bambino. Chi si aspetta tanto da Lei?…..

Bambini del futuro. Wilhelm Reich.

Dedicato a tutte le donne e a tutte le madri. Da leggere lentamente e che sia di riflessione per tutte le donne in lotta con loro stesse.

TROVARE UNA BABY SITTER

Buongiorno a tutte e a tutti,

scusate l’assenza, non sono scomparsa e non ho abbandonato il blog, sono stata solo moooolto impegnata nella ricerca di una baby sitter fantastica, e questo mi ha richiesto un sacco di lavoro, tantissimi colloqui e ben 5 cambi!!!!! ma ora l’ho trovata, fantastica, preparata, seria, affidabile, competente e in sinergia con il mio piccolo Principe, Cuore di mamma e di papà.

Siamo contenti, è difficile trovare una baby sitter, tante lo fanno per passatempo, altre per raccimolare soldi, altre lo fanno pensando che rapportarsi con un bambino sia una cosa semplice e da poter affrontare con superficialità e senza la benchè minima preparazione.

Ed è, invece, esattamente il contrario, bambino non è sinonimo di semplicità, o meglio lo è ma nel senso più profondo che esista. La semplicità del bambino è fatta di gesti immediati, ma per leggerli occorrono attenzione e capacità di comprensione, il che richiede o tanta esperienza e/o competenza teorica, per non muoversi a casaccio.

Ho visto, invece, persone convinte di potere lavorare con dei bambini senza la preparazione necessaria. Sicuramente caratteristiche di dolcezza e disponibilità sono importanti, ma non sufficienti, per relazionarsi con un bambino occorre conoscere le regole del suo mondo, i bambini non sono bambolotti, sono esseri sensibilissimi all’universo emotivo di chi gli sta vicino, dunque, per quei genitori che come me, hanno scelto, di ricorrere ad una baby sitter per qualche ora al giorno consiglio di selezionare con estrema cura tale figura, perchè nei primi tre anni di vita, le figure di riferimento per il bambino sono importantissime per la sua crescita emotiva e cognitiva.

Per confronti e consigli scrivetemi!

 

Namastè.

L’IMPORTANZA DELLE EMOZIONI IN GRAVIDANZA

Nel mio lavoro di Counselor cerco di aiutare le persone a stare meglio, a risvegliare la loro energia vitale, soprattutto attraverso la bioenergetica.

La bioenergetica è una tecnica corporea, basata su degli esercizi che vanno a rimuovere i blocchi e le tensioni liberando energia, restituendola, di conseguenza, all’organismo per il suo funzionamento vitale.

Tutti i blocchi e tutte le tensioni nascono dalla repressione di emozioni e sentimenti giudicati inaccettabili, inidonei, scomodi, sconvenienti, in generale percepiti come “negativi”, in realtà non esistono sentimenti ed emozioni negativi e positivi, il giudizio nasce solo da convenzioni sociali nelle quali siamo tutti immersi a partire dalla famiglia di origine, ma di fatto è così che vengono percepiti e da ciò nascono tensioni inconsce e inconsapevoli ma che producono effetti reali.

In sintesi l’esercizio bioenergetico da luogo, come risultato, ad un rilascio emozionale producendo una maggiore vitalità e una generale sensazione di benessere.

Gli effetti delle emozioni “negative” non rilasciate possono arrivare alla malattia più o meno importante. Le emozioni negative producono tossine esattamente come il cibo spazzatura.

Sono stati condotti studi interessanti:

  • “Molecole di Emozioni” Candace B. Pert, ricercatrice in fisiologia e biofisica
  • “Il Cervello Anarchico” Enzo Soresi, medico-chirurgo, specialista in anatomia patologica
  • “Il secondo cervello” Michael D. Gershon, anatomia e biologia cellulare
  • “La donna che morì dal ridere” V.S. Ramachandran, professore di neuroscienza
  • “Intelligenza emotiva”D. Goleman, psicologo.  http:”//www.lavitaprenatale.org/emozioni_madre.htm”

Ancora più importante l’attenzione a questo aspetto in gravidanza perchè, come oramai confermato da numerosi studi, le emozioni vissute dalla mamma hanno un impatto diretto e rilevante sul bimbo, perchè le scariche di adrenalina e di endorfina, le prime nel caso di emozioni negative e le seconde positive, coinvolgono direttamente il corpo del bambino contribuendo alla formazione del suo sistema nervoso e della sua memoria emotiva. Le emozioni negative vissute ripetutamente dalla madre creano delle dolorose tensioni muscolari che hanno un effetto negativo sul bambino.

La madre dovrebbe, dunque, essere in grado di riconoscere e gestire le sue emozioni. Per riconoscerle deve diventarne consapevole. La consapevolezza significa PRESENZA A SE STESSI.

La presenza a se stessi si ottiene prima di tutto ritornando a respirare, con una corretta respirazione si sente meglio il corpo, il corpo ci avvisa sempre e in modo diretto se qualcosa non va, ma la maggior parte del tempo si vive in uno stato di assenza a se stessi, e i segnali vengono male interpretati e non ascoltati.

Respirazione, meditazione, rilascio dell’emozione attraverso l’azione corretta (esempio anche urlare, spiegando al bimbo che si sta urlando per eliminare qualcosa che fa male a tutti e due),muovere il corpo con la danza, con una camminata, con una canzone, con una doccia, con un massaggio, con quello che in quel momento vi ispira.

Tu sei importante mamma, e hai un grande valore, e il tuo bambino è una parte di te. Il valore che ti dai sarà quello che anche lui/lei si darà.

SUPPORTI PER PORTARE. II

Buongiorno,

 

voglio condividere con tutti voi, a proposito dell’argomento babywearing, questo fantastico sito http://www.natiperessereportati.it/ nato dall’impegno dell’Associazione Mamma Canguro ottimo per acquistare supporti fatti in Italia e nel rispetto di una filosofia di cura e amore per tutti.

 

Buona navigazione.

 

SAPER CHIEDERE AIUTO

Care Mamme e prima di tutto Donne,

quando siamo bambine, già attraverso i giochi, vediamo bambole e bambolotti da accudire: implicitamente ci viene trasmesso un fondamentale e potente condizionamento che è quello per il quale essere madre dovrebbe discendere direttamente dall’essere donna.

Non è vero! si impara a diventare madri, non è automatico e scontato o naturale solo perchè siamo donne. Ogni donna ha una sua personalissima storia che la renderà forte su alcuni punti e debole su altri. Per questo è importantissimo PERMETTERSI di chiedere AIUTO per qualunque difficoltà senza giudicarsi per il fatto di non sapere che fare.

Ci sono consulenti per tutto:

Ci sono gruppi di condivisione su fbook e potete scegliere quello di cui avete bisogno.

Ci sono poi i colloqui individuali per un tema specifico con i Counselor come me o con psicologi e psicoterapeuti per esigenze più specifiche.

Ci sono gruppi di condivisione al femminile, insomma oggi è davvero facile reperire ciò di cui si ha bisogno… basta permettersi di POTER CHIEDERE.

Namaste.

RESPIRAZIONE

Voglio condividere con voi una meditazione, basata semplicemente sul respiro, che può essere di supporto in generale ma anche e soprattutto in gravidanza per calmarsi, per centrarsi, per mettersi in ascolto della vita che sta crescendo nel nostro grembo.

E’ una meditazione tratta da Vigyana Bhairava Tantra.

Nascita e Morte agli estremi del Respiro.

Puoi farla con gli occhi aperti o con gli occhi chiusi.

La pausa tra l’inspirazione e l’espirazione è conosciuta, in molte tradizioni mistiche, come la porta d’oro.

Segui la tua espirazione fino alla fine portando la tua consapevolezza nello spazio alla fine del tuo respiro.

Cerca di restare consapevole di quello spazio mentre inspiri in modo che tu possa percepirlo mentre l’inspirazione avviene.

Porta la tua consapevolezza nello spazio alla fine dell’inspirazione.

Nota come lo spazio alla fine dell’espirazione e dell’inspirazione sia lo stesso.

Entra in questo spazio dove puoi sperimentare l’infinito.

Namaste.

 

 

 

 

 

I SUPPORTI PER PORTARE. PRIMA PARTE.

Piano piano anche in Italia si sta diffondendo l’uso della fascia lunga per portare il proprio bebè. Per chi volesse leggere il miglior testo in circolazione per comprendere a fondo e chiaramente la filosofia del portare consiglio assolutamente di leggere il libro “Portare i piccoli” di Esther Weber disponibile anche in e book. Consiglio vivamente di leggere questo testo per chi fosse interessato all’argomento perché attraverso esso si comprende il vero significato del portare il proprio figlio nella fascia al di là della moda passeggera che mi capita di osservare in alcuni casi dove poi le mamme abbandonano l’uso della fascia perché non hanno potuto comprenderne il senso, quindi se non si ha voglia o tempo di leggere il libro almeno rivolgersi ad una consulente del portare che con la sua esperienza ed il suo amore potrà trasmettere ciò che serve.

La fascia è un’esperienza unica e meravigliosa perché permette alla mamma e al bambino di stare a con tatto,  quasi prolungando l’esperienza intrauterina, permettendo un contatto armonico unico e speciale, con la trasmissione al proprio figlio di qualcosa che solo il contatto può permettere. Come tutte le cose, bisogna farne esperienza per comprenderle davvero. Provate e sarete grate a voi stesse per tutta la vita per avere sperimentato. Impariamo dei nuovi modi di stare accanto ai nostri figli ricordandoci che, non siamo sole, c’è sempre qualche donna – mamma che può comprenderci e aiutarci, e che come confermato dalla marsupioterapia usata nei reparti di neonatologia il contatto pelle a pelle non è altro che l’utilizzo di una possibilità offerta dalla natura per accudire il neonato.

La marsupioterapia non è una terapia di recente invenzione, è una tecnica molto antica conosciuta da millenni da alcune popolazioni come unica modalità di sopravvivenza per bambini nati prematuri o sottopeso,che si sta da poco riscoprendo anche nei paesi industrializzati.

I vantaggi del portare sono:

I bambini portati dormono di più, piangono di meno e mostrano in generale maggiore tranquillità.

Il portare migliora il legame madre-bambino e padre-bambino, un maggiore adattamento neuro comportamentale alla vita extra uterina.

Il portare ha effetti positivi sulle coliche, riduce il pianto, regola la respirazione e l’ossigenazione.

Quando anche i papà sperimentano il portare riferiscono un’esperienza d’intimità paragonabile a quella vissuta dalla donna in gravidanza, il che aiuta e rinsalda il nuovo equilibrio a tre permettendoci di integrare la figura del padre attivamente.

Non poco vero? Provare per credere.